lunedì 18 novembre 2013

20 novembre: i diritti dei bambini

Il 20 Novembre verrà celebrata la Giornata Universale dei Diritti dell'Infanzia.

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1954 raccomandò a tutti i paesi di istituire una "Universal Children's Day" - Giornata Universale dell'Infanzia (risoluzione 836(IX)) - da celebrarsi come giornata promotrice di comprensione reciproca tra i bambini e di attività per il benessere dei bambini di tutto il mondo. La data del 20 Novembre fu scelta in memoria del giorno in cui l'Assemblea Generale adottò la Dichiarazione dei diritti del Fanciullo (nel 1959) e la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia (nel 1989).

La Convenzione sui Diritti dell'Infanzia in tutto il mondo è, tra gli accordi internazionali in difesa dei diritti umani, quello più ratificato. Ad oggi, infatti, sono 193 gli Stati Membri ad aver ratificato la convenzione; soltanto due - la Somalia e gli Stati Uniti – non hanno ancora conferito alla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia valore legale, sebbene entrambi i paesi l'abbiano già firmata.

Nonostante il consenso globale sull'importanza dei bambini, il 70% dei circa 11 milioni di bambini che muoiono ogni anno, perde la vita a causa di 6 fattori, per lo più prevenibili: diarrea, malaria, infezioni neonatali, polmonite, nascita prematura o anossia (mancanza di ossigeno) durante il parto.

 La larga percentuale di queste morti avviene per lo più in paesi in via di sviluppo: un bambino Etiope è 30 volte più a rischio di morire prima del suo quinto compleanno di un bambino residente in Europa Occidentale. Il triste primato della mortalità neonatale è conteso tra l'Asia centro-meridionale e l'Africa sub sahariana: la prima detiene il numero assoluto più alto di morti, mentre nella seconda si registrano le più alte percentuali.

L'epidemia di HIV/AIDS, inoltre, segna pesantemente le condizioni di vita dei bambini, in particolare nell'Africa sub sahariana: si stima che il numero dei bambini orfani o resi vulnerabili dall'HIV/AIDS raggiungerà i 25 milioni entro la fine di questa decade, 18 milioni dei quali in Africa sub sahariana. Questa situazione, a cui si accompagna un progresso soltanto modesto nella lotta alla malaria, completa un quadro in cui la sopravvivenza dei bambini non è mai stata così gravemente messa in pericolo e minacciata.
a cura della Redazione


sabato 16 novembre 2013

Volontari e responsabilità civile. Risponde l'avvocato

Dei danni causati dai volontari nell’esercizio dell’attività sociale è responsabile civilmente il volontario, l’OdV con il fondo comune o gli amministratori dell’OdV?

Il volontario che opera in una Odv deve essere assicurato ai sensi dell’art. 4 L. 266/91, l’OdV infatti deve obbligatoriamente stipulare a tutela sia del danneggiato sia dello stesso volontario un'assicurazione per la responsabilità civile. Ma in caso di dolo o colpa dei danni Dei danni causati dal volontario a terzi nello svolgimento dell’attività di volontariato è civilmente responsabile, ed è quindi tenuto al risarcimento. Devono sussistere i presupposti individuati dall'art. 2043 del codice civile dove si parla di dolo o colpa del volontario, o esistenza di un danno derivante dall’azione o omissione del volontario. 

E' possibile però che possa essere avviata un'azione di responsabilità per la Odv per il semplice fatto che un suo volontario ha causato il danno. Ai sensi dell'art. 2049 del codice civile viene prevista una responsabilità di natura oggettiva dei codiddetti “padroni e committenti” che vengono considerati responsabili per non aver vigilato sul comportamento del proprio volontario. In pratica l'Odv è responsabile per i danni causati da un fatto illecito compiuto dai “domestici” e dai “commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti” . 

La norma scritta nel 1942 utilizza termini non più attuali ma è stata più volte applicata a casi di danni causati dagli “ausiliari”. Il concetto di “ausiliari” comprende tutti coloro che sono preposti a svolgere una attività per conto di un ente, sui quali l’ente ha un potere di vigilanza e direzione, o la cui condotta “possa essere riferita all’ambito delle attività e quindi alla sfera giuridica del committente”. Per analogia il concetto di ausiliario potrebbe quindi comprendere anche i volontari di cui l’OdV si avvale per il raggiungimento del fine sociale. Come detto la norma prevede una responsabilità indiretta “oggettiva” e ciò comporta, quale conseguenza che l’OdV non possa “liberarsi” provando di aver adottato tutte le precauzioni (es. di aver fatto svolgere al volontario opportuni   corsi, o un periodo di prova, o di aver correttamente vigilato sul suo operato, o di avergli impartito
giuste direttive). 

Ulteriormente la Suprema Corte di Cassazione ha inoltre stabilito la responsabilità diretta dell’OdV nell'eventualità in cui il'eventum damni sia attribuibile ad un suo “organo”, inteso quale soggetto “inserito nell’organizzazione burocratica” dell’ente. Ci si riferisce non solo al Presidente o ad un membro del Consiglio Direttivo, ma anche ad una persona che, statutariamente, è incardinata nella struttura dell’ente, quale ad esempio un responsabile a livello locale). Il patrimonio su cui il danneggiato può rivalersi nel caso di responsabilità (diretta o indiretta) dell’OdV,viene individuato dall'art. 38 del codice civile sia nel fondo comune, sia nei confronti dei patrimoni personali delle persone che hanno “agito in nome e per conto dell’associazione”. In questo caso si a riferimento alle situazioni in cui l'OdV stipula dei contratti e assume degli obblighi,e comunque si ritiene sia applicabile anche ai fatti illeciti e che quindi del risarcimento dei danni risponda sia il fondo comune dell’OdV, sia “chi ha agito in nome e per conto dell’associazione”, e cioè il volontario che ha causato il danno. 

E' possibile che secondo l'art. 38 c.c., siano da considerare responsabili anche gli amministratori dell’OdV per il solo fatto di essere tali e per un danno compiuto da altri e quindi la colpa degli amministratori in base all'art. 18 del codice civile (che disciplina espressamente le persone giuridiche riconosciute, ma che si ritiene applicabile anche agli enti non riconosciuti), viene considerata con minor rigore, agendo essi sulla base di un mandato gratuito (cfr. art. 1710 c.c. a cui rinvia l’art. 18 c.c.). Principio generale è comunque quello per cui il danno risarcibile è uno solo, e quindi se l’assicurazione copre il danneggiato non avrà interesse e diritto di chiedere anche all'OdV o a coloro che hanno agito un risarcimento che ha già ottenuto dall'assicuratore.

E' consigliabile stipulare una polizza che copra non solo i volontari ma anche l’OdV medesima (e i suoi amministratori) per i danni causati a terzi dai volontari, oppure far sottoscrivere al beneficiario dell’attività sociale una dichiarazione nella quale – ferma restando comunque la copertura assicurativa del volontario ai sensi della L. 266/91 – egli espressamente esoneri l'OdV per i danni che dovesse subire per colpa dei volontari. Una tale dichiarazione, tuttavia, per legge non varrebbe ad esonerare l’OdV nel caso in cui la condotta del volontario sia stata posta in essere con dolo o colpa grave, e coprirebbe soltanto la cd. “colpa lieve”.
A cura dell'Avv. Luigi Marrazzo 

giovedì 14 novembre 2013

Bando per social innovation "Che Fare" Al via la corsa, 100mila euro in palio

Dopo il successo straordinario dello scorso anno, si rinnova il premio per progetti di innovazione sociale legati alla cultura promosso da doppiozero.com. Fino al 9 dicembre è aperta la seconda edizione del premio per progetti d'innovazione sociale cheFare. Sono in palio 100.000 euro per un progetto che sia in grado di sintetizzare al meglio quelle caratteristiche che riteniamo centrali per la cultura contemporanea: promozione della collaborazione; ricerca di forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione della cultura; scalabilità e riproducibilità; sostenibilità economica nel tempo; promozione dell’equità economica; impatto sociale territoriale positivo; impiego di tecnologie e filosofia opensource; capacità di coinvolgere le comunità di riferimento e i destinatari delle proprie proposte con una comunicazione efficace. I progetti saranno prima valutati da un team interno di esperti. In una seconda fase, un massimo di 40 sarà poi pubblicato online per essere votato per due mesi dalle proprie comunità. Il coinvolgimento diretto del pubblico tramite il web non è una prassi diffusa nell'ambito dei premi culturali; è uno strumento importante ed innovativo perché permette di valutare il coinvolgimento dei pubblici potenziali attraverso scelte comunicative non convenzionali.Innovazione vuol dire anche imparare a raccontare storie con modi nuovi, diversi, coinvolgenti; aprirsi a tutti coloro che vogliono crederci e sentirsene parte. L'ultima fase del percorso di selezione sarà la votazione di una giuria che passerà al vaglio gli aspetti qualitativi (economici, culturali e sociali) degli 8 progetti più votati dal pubblico. In aprile ci sarà l'unico vincitore. È passato poco più di un anno da quando è partito con la prima edizione di “cheFare”.In quell'occasione hanno risposto oltre 500 progettisti, e votazione online sono state espresse oltre 42.000 preferenze. Questa volta la rete dei partner si è ampliata, costruendo un sistema nervoso diffuso in tutto il paese per raccogliere e raccontare nuove storie. Il sito per partecipare al bando è www.che-fare.com.


mercoledì 13 novembre 2013

"Ti guidiamo noi"

Acquisto di un'autovettura di servizio per la mobilità delle donne con neoplasia mammaria

In un un clima di grande partecipazione ed emozione è stata presentata oggi 12 presso il Salone degli Stemmi della Provincia di Cosenza , la nuova auto che l'ALT, Associazione Lotta Tumori di Cosenza, ha acquistato per ampliare il servizio di accompagnamento delle donne con neoplasia mammaria. L'acquisto è stato possibile grazie al contributo della Susan Komen Italia Onlus attraverso un progetto che ha visto le due associazioni allearsi per combattere il tumore ma anche promuovere la prevenzione e sensibilizzare verso uno stile di vita più corretto. I tumori del seno rappresentano infatti le neoplasie maligne più frequenti fra le donne di tutte le età e la principale causa di morte nella popolazione femminile oltre i 35 anni. Nel nostro paese si registrano 37.000 nuovi casi ogni anno, con un’incidenza in continuo aumento. Sebbene dal tumore del seno sia possibile guarire in un’alta percentuale di casi (superiore al 70%), ogni anno in Italia ancora più di 11.000 donne perdono la loro battaglia. “Ora con questa ulteriore automobile possiamo aiutare più donne, renderle più autonome e dare anche un supporto di carattere psicologico” afferma la Presidente dell'ALT “ ma soprattutto sono contenta di sapere che ogni donna che deve avviare un percorso di cura o riabilitazione potrà contare sul nostro servizio di accompagnamento e non sentirsi sola mentre affronta tanta sofferenza”. L'Associazione ALT nasce a Cosenza per assistere gratuitamente le persone affette dal cancro ma è attiva sul territorio non solo con un servizio di accompagnamento ma anche con altre iniziative quali la consulenza e il sostegno psicologico, una linea telefonica dedicata al superamento della solitudine e del disagio, attività di prevenzione presso le scuole e gruppi parrocchiali. La Susan Komen Italia che ha contribuito all'acquisto dell'auto, rappresenta nel nostro paese la più importante organizzazione non-profit dedicata alla lotta ai tumori del seno negli Stati Uniti: la Susan G. Komen for the Cure. Susan, morta per cancro all'età di 36 anni, è la donna che dà il nome all'associazione mentre il motore di questo battagliero gruppo di volontari è la sorella Nancy G: Brinker che dagli Stati Uniti coordina e mobilita centinaia di donne per raccogliere fondi per migliorare le cure e sostenere le donne in difficoltà.
La nostra organizzazione di volontariato BE EQUAL è stata partner del progetto: ha curato la parte progettuale, alcuni segmenti della comunicazione e degli adempimenti burocratici. Facciamo i nostri migliori auguri alla Presidente Anna Maria Rende e a tutti i suoi volontari augurando loro buon lavoro.

Per maggiori informazioni è possibile contattare l'ALT al numero telefonico 0984 76441 oppure al 320 4236482. 
a cura di Gabriella Dragani

lunedì 11 novembre 2013

Make a Change lancia il concorso ''Il più bel lavoro del Mondo''

 E' possibile promuovere e far crescere in Italia il business sociale?

 Con questo obiettivo si sono aperte le iscrizioni alla quarta edizione del concorso ''Il più bel lavoro del Mondo'' promosso da Make a Change, organizzazione non a fini di lucro. In palio per il vincitore 40.000 euro, tra avviamento finanziario e 6 mesi di incubazione professionale e tutorship manageriale presso Make a Cube, il primo incubatore in Italia specializzato in imprese ad alto valore sociale e ambientale.

Il concorso, gratuito, è aperto a persone di tutte le età, italiane o straniere, che intendono avviare un'impresa sociale nell'ambito del welfare familiare con impatto sul territorio italiano. Le proposte possono essere inviate tramite il sito www.makeachange.it entro il 31 gennaio 2014. I team finalisti verranno affiancati con un light coaching per finalizzare la stesura di un business plan operativo; il vincitore verrà selezionato e premiato nel corso di un evento che si terrà nella tarda primavera del 2014.

Le imprese a finalità sociale ed ambientale in grado di stare sul mercato "sono in fortissimo sviluppo a livello internazionale: solo in Europa sono presenti circa 2 milioni di imprese sociali (il 10% di tutte le imprese) che offrono oltre 11 milioni di posti di lavoro. Uno sviluppo dell'economia sociale nel nostro Paese potrebbe rappresentare una risposta positiva, spontanea, e dal basso, all'attuale crisi economica, con ricadute positive, oltre che sul Pil, sulla stabilità e coesione sociale.
A cura di Francesca Filice

venerdì 8 novembre 2013

Rimini : Ecomondo la fiera del recupero


Ecco come gli scarti si trasformano in emozioni


Si apre nella città romagnola Ecomondo, la Fiera dedicata al recupero di materia ed energia: al suo interno anche il Museo del riciclo con le opere di tre artisti che trasformano oggetti elettronici in piccoli oggetti d’arte

Con la 17° Edizione torna Ecomondo a Rimini dal 6 al oggi al 9 novembre, la Fiera dedicata al recupero di materia ed energia. Per il quarto anno consecutivo sarà presente all'interno dei padiglioni dell'evento il Museo del Riciclo con le esposizioni di tre artisti: Davide Lazzarini, Paolo Lo Giudice e Gaetano Muratore. La creatività di questi artisti si rivela nella capacità di trasformare vecchi elettrodomestici, parti meccaniche di apparecchi in disuso e materiali di scarto in nuovi oggetti artistici in grado di trasmettere emozioni e meraviglia e così nascono robot, animali meccanici e insetti che nell'immaginario collettivo assumono nuove dimensioni. Ecco quindi gli “androidi sognanti” di Muratore che attraverso motori di recupero fanno funzionare meccanismi ferrosi riportati in vita: le sculture-animali di Paolo Lo Giudice, medico prestato all'arte, che “costruisce strani animali che contengono tutte un'anima che si trasforma in sentimento”, mentre Lazzarini, visionario che reinterpreta la natura, mette in mostra insetti tanto ipotetici quanto spettacolari. Il Museo del Riciclo (www.museodelriciclo.it) è un progetto web nato tre anni fa per volontà di Ecolight, uno dei più grandi consorzi italiani per la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee, ndr), delle pile e degli accumulatori, per valorizzare il lavoro degli artisti che si esprimono utilizzando materiali di scarto. Tutto ciò allo scopo di stimolare la sensibilità in tema di rifiuti, in particolare sui Raee: gli oggetti elettronici sono diventati importantissimi per la nostra vista tecnologica e quindi diventa sempre più necessario imparare a smaltirli, recuperarli e limitare la dispersione di sostanze inquinanti.


mercoledì 6 novembre 2013

Il Volontariato d’Impresa: una definizione condivisa

Nell'ultimo incontro con il CSV Cosenza, ho incrociato per la prima volta il concetto di “volontariato d'impresa” . E' uno degli ambiti indicati  dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a base della direttiva 266/91 per i bandi del 2013 e per meglio approfondire il tema mi sono documentata. Ecco in sintesi i risultati di questa mia ricerca.

Il Volontariato d’Impresa è un progetto in cui l’impresa incoraggia, supporta o organizza la partecipazione attiva e concreta del proprio personale alla vita della comunità locale o a sostegno di organizzazioni non profit durante l’orario di lavoro.

 Ciò si può concretizzare attraverso: la messa a disposizione di competenze specifiche e trasferimento di know-how; il distacco temporaneo del personale a supporto di progetti delle organizzazioni nonprofit; la partecipazione a eventi locali (es: raccolta fondi, interventi sull’ambiente…); l’organizzazione della “giornata del volontariato aziendale” a supporto di una o più organizzazioni nonprofit; il supporto a programmi educativi nelle scuole; la partecipazione a programmi educativi verso l’intera cittadinanza organizzati dalle istituzioni locali.

Nei progetti di volontariato d’impresa i partner giocano ciascuno un ruolo specifico: l’impresa è in grado di mettere in campo, oltre alle proprie risorse economiche, alla capacità progettuale e alle competenze del personale, una rete di relazioni virtuose da convogliare verso l’iniziativa di partnership sociale attraverso: forte coinvolgimento dei vertici aziendali ; oculata selezione del progetto (sia che derivi da una propria scelta che dall'adesione ad una istanza della società civile), compatibile con i valori dell’impresa; coinvolgimento del personale, generando condivisione, partecipazione ed orgoglio per l’iniziativa sociale dell’impresa; eventuale coinvolgimento di altri stakeholders. Le organizzazioni non profit hanno la responsabilità di: evidenziare la rilevanza sociale del progetto; mettere in campo le proprie conoscenze e capacità tecniche/organizzative; assicurare l’efficacia e il successo dell’iniziativa.

Le istituzioni, se coinvolte, hanno il compito di: creare un contesto facilitante per l’attivazione della partnership; segnalare e indirizzare verso bisogni emergenti sul territorio, agire da coordinatore se il progetto lo richiede.
I benefici derivanti dal volontariato d’impresa:  dai progetti di volontariato di impresa tutti i partner traggono benefici. Le possibili benefici per le imprese: motivazione, sviluppo e fidelizzazione del personale; minor conflittualità e migliori relazioni industriali; consenso e visibilità presso la comunità locale; sviluppo di reti sul territorio in cui si opera; differenziazione rispetto ai concorrenti e innovazione; valorizzazione di reputazione e fiducia e miglioramento delle relazioni con gli stakeholder. tutto ciò contribuisce alla crescita del “valore” dell’impresa. 

Possibili benefici per le organizzazioni e la comunità: promozione e diffusione della propria mission in contesti; indifferenti rispetto ai propri canali abituali; Più risorse per affrontare i problemi sociali; Competenze innovative per realizzare interventi sociali più efficaci; Acquisizione di nuovi volontari;
Miglioramento della qualità della vita: Miglioramento dei servizi sanitari ed educativi Sviluppo economico e culturale locale; Creazione di relazioni sociali stabili tra cittadini, imprese, territorio e ambiente
Vediamo, dunque, un esempio pratico. ABB Italia è tra le imprese che hanno partecipato al laboratorio. Nel 2012, dichiara l’azienda, sono state coinvolte 70 persone per un totale di circa 1.000 ore di volontariato donate. Nell’ambito del Laboratorio ABB vanta una grande esperienza sul volontariato avviato nel 1996 per un totale di 6% di persone coinvolte almeno una volta in progetti aziendali. Oggi ABB ha 5 principali progetti di volontariato in collaborazione con AISM, JA Italia, Banco Alimentare, Special Olympics e Save The Children. Durante l’anno l’azienda offre inoltre molte opportunità di collaborazione con altre organizzazioni non profit, grazie all’organizzazione di banchetti di raccolta fondi nelle sedi aziendali. Nel 2012 ABB ha ospitato in totale 45 banchetti organizzati da volontari interni.
Chi pensa che il volontariato d’impresa sia puro mecenatismo, si sbaglia però di grosso. L'analisi di Claire Gordon, rappresentante di BITC UK (Business in The Community), il principale network anglosassone per la promozione della CSR e del volontariato d’impresa, ha evidenziato la forte correlazione tra il volontariato e il rendimento professionale dei lavoratori, che comporta una maggiore produttività pari al 43%, oltre ad incidere sulla motivazione e sul benessere delle persone. Il volontariato è ormai un elemento di attualità: il 45% delle aziende anglosassoni svilupperanno un programma di volontariato nei prossimi 5 anni. Il volontariato favorisce inoltre la presa di coscienza del ruolo proattivo dell’individuo verso coloro che hanno dei bisogni verso una società più partecipata, solidale ed equa.
a cura di Gabriella Dragani